23) van Groot. La guerra nega il diritto?.

Van Groot parte con l'osservare che esiste un'antica tradizione
per la quale quando c' il diritto non c' la guerra e viceversa.
Egli cita a sostegno di questa tesi numerosi autori classici a
cominciare da Tucidide.
H. van Groot, Prolegomeni al diritto della guerra e della pace,
paragrafo 3  (pagina 172).

Tanto pi  necessaria quest'opera, perch non mancano oggi come
in passato coloro che spregiano questa parte del diritto, come se
di essa non avesse realt che il vano nome. Corre su quasi tutte
le bocche il detto di Eufemo riferito da Tucidide, secondo cui per
un re o per uno Stato sovrani nulla che sia utile  ingiusto: il
quale ricorda l'altro, che afferma che, per i potenti, la
giustizia si identifica con la forza, e che gli Stati non possono
essere governati senza ingiustizia. Per di pi, le controversie
che sorgono tra i popoli o i re hanno senza dubbio per arbitro
Marte. L'opinione che la guerra sia estranea al diritto non 
soltanto del volgo, ma  convalidata dalle parole che spesso
sfuggono persino a persone colte e sagge: nulla di pi frequente
invero della contrapposizione del diritto alle armi. Anche Ennio
infatti disse: Non mediante il giudizio, ma con le armi
rivendicano le cose loro; e Orazio cos descrive la tracotanza di
Achille: Dice che per lui non esistono leggi, e tutto rimette
alle armi. Ed un altro poeta ci presenta un guerriero che nello
scendere in guerra parla cos: Ecco che mi lascio dietro la pace
e le leggi violate. Antigono il vecchio derise un uomo che a lui,
che assaliva le citt altrui, presentava un'opera sulla giustizia;
e Mario diceva che il fragore delle armi gli impediva di udire la
voce delle leggi. Pompeo stesso, dall'aspetto tanto mite e
modesto, giunse a chiedersi: In armi, come potrei pensare alle
leggi?.
H. van Groot, Prolegomeni al diritto della guerra e della pace,
Zanichelli, Bologna, 1961, pagine 24-25.
